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Mia madre è stata
stuprata!
Tante di quelle volte che ha perso il conto.
Oramai agonizzante e sfiancata nell’anonimato, il suo sangue
a fiotti sgorga. Costretta ad essere Puttana di turno e spartita,
è il discount della periferia dei senza nome . La sua dignità
culturale, religiosa e spirituale è messo all’asta
dai suoi potenti carnefici, che poi ne rivestono goffamente i sacri
simboli, le maschere, gli scrigni con tutti i loro valori, come
un ridicolo feticcio di curiosità esotica abbandonato sul
comodino di qualche salotto oltre oceano. Lei diventa impotente
quando sente parlare di casa sua come luogo solo di guerre civili,
di brutte malattie, di bambini con le pance gonfie ambiti da mosche
schifosi davanti alle bocche della gente. Ma nel cuore di madre
echeggia una consapevolezza profonda: che fin dalla notte dei tempi
la sua terra pulsa d’altro, vibra di arte e di bellezza, di
valorosi guerrieri, di grandi sciamani, di donne coraggiose come
in ogni altra cultura. Sognante, immagina che anche le storie di
queste persone possano essere raccontate in qualche classe di bambini
diversi da quelli della sua immensa tribù. Che si racconti
di come la sua terra, feconda di generosità, persevera a
partorire quelle risorse di materia prima costantemente depredate
con diabolica inganno dai suoi carnefici .Lei, ottimista senza ritegno,
sogna ad occhi aperti di vedere un giorno, la statua di un eroi
proveniente dal suo continente davanti a qualche cattedra importante,
dove potrà essere ammirata insieme a qualche illustre padre
della storia dell’umanità, come contributo necessaria
a un patrimonio comune, quella della razza umana. Mia madre non
può parlare, non ha più voce, non l’ha mai avuta.
Ma il suo sogno è anche il mio.
Mia madre si chiama Africa!
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